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Spia russa, Mosca reagisce a sanzioni Usa: “Faremo rappresaglia”

Foto AP-LaPresse - Tutti i diritti riservati

I complicati rapporti tra le due superpotenze della Guerra fredda si arricchiscono di un altro braccio di ferro. Dopo l’annuncio del Dipartimento di Stato americano di nuove sanzioni economiche alla Russia per l’uso del novitchok con l’avvelenamento a marzo a Salisbury, nel Regno Unito, dell’ex spia russa Sergei Skripal e della figlia Yulia, Mosca reagisce promettendo “misure di rappresaglia”. La portavoce della diplomazia Maria Zakharova ha accusato Washington di avere un “approccio ostile” e di “scegliere consapevolmente un percorso di scontro”.

L’amministrazione Trump mostra di voler punire il governo di Putin per aver usato armi chimiche o biologiche in violazione del diritto internazionale, col plauso della premier britannica Theresa May, e il Cremlino reagisce bollando come “categoricamente inaccettabile” la scelta di nuove sanzioni, da considerare “illegali”. Mosca, che ha sempre respinto qualunque coinvolgimento nell’avvelenamento, sostiene che “qualunque siano le sanzioni contro la Russia, le misure di ritorsione saranno le stesse” e pubblicamente afferma di considerare Washington “un partner imprevedibile”. Ma nei rapporti tra le due potenze nulla è così netto, e il Cremlino non manca di mandare il messaggio che “continua a sperare in relazioni costruttive”.

A meno di un mese dall’incontro tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki, definiti dal tycoon “un grande successo”, i rapporti tra Stati Uniti e Russia sono più che mai segnati da improvvise sterzate e cambi di marcia. A marzo Washington ha ordinato l’espulsione di 60 diplomatici russi e la chiusura del consolato generale a Seattle, Mosca in risposta ha espulso 60 diplomatici americani. In più, l’economia russa si sta ancora riprendendo dalle sanzioni internazionali imposte nel 2014 per le sue azioni in Ucraina e il crollo dei prezzi del petrolio nello stesso anno. Sullo sfondo, le accuse a Mosca di aver interferito nelle elezioni presidenziali in favore di Donald Trump, per cui il tycoon, che deve affrontare un’inchiesta in patria, ha sempre negato un coinvolgimento.

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