Migranti, le vittorie e le sconfitte di Conte sui dodici punti di Bruxelles

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A Bruxelles, Giuseppe Conte ce l’ha messa tutta. Fino ad arrivare al punto di scrivere insieme al “nemico numero uno” di Salvini (Macron) la bozza di testo che, nella notte, ha permesso di sbloccare una situazione che si stava incancrenendo. Questa mattina, a mente fredda, si riflette, si recrimina, si danno giudizi. Salvini si lascia sfuggire un “Non mi fido” ma poi fa i complimenti a Conte. Lo stesso premier si dice soddisfatto ma ammette (ovvio) che se avesse potuto scrivere da solo il documento finale, l’avrebbe fatto diverso. Oggi e nei prossimi giorni, dunque, si giocherà a pesare il documento di Bruxelles per valutare se è stato un successo, una sconfitta o un pareggio anche a partire dal can can che è stato messo in piedi (principalmente da Salvini) per arrivarci. Insomma: la montagna ha partorito il topolino? O Salvini ha vinto la sua prima battaglia? Le rispettive propagande diranno la loro. Noi, qui, proviamo a dare un piccolo contributo partendo dai 10 punti che Conte aveva in tasca quando è partito per Bruxelles e paragonandoli con i dodici usciti dal vertice Ue. Siccome siamo in mezzo ai Mondiali di calcio proviamo ad assegnare vittoria, pareggio o sconfitta per l’Italia: 1, X, 2. Assegnando poi, sempre secondo le regole calcistiche 3 punti per la vittoria, 1 per il pareggio e 0 per la sconfitta, su un totale di 36 punti disponibili, l’Italia di Conte e Salvini se ne aggiudica 16 (il 44,4%). Non molti. Senza contare che una buona parte di quelli lasciati agli “avversari” riguardano le questioni più importanti.

1) Il Consiglio europeo ribadisce che condizione preliminare per una politica Ue efficace è un approccio globale alla migrazione, che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’Ue, una maggiore azione all’esterno e all’interno, in linea con i nostri principi e valori. Questa è una sfida non solo per un singolo Stato membro, ma per l’Europa nel suo insieme. Dal 2015 sono state predisposte una serie di misure per ottenere un controllo efficace delle frontiere esterne dell’Ue. Di conseguenza, il numero di ingressi illegali rilevati nell’Ue è stato ridotto del 95% dal suo picco nell’ottobre 2015, anche se recentemente sono stati rilevati flussi sulle rotte orientale e occidentale del Mediterraneo.
La premessa di Conte era che “chiunque sbarchi in Italia, sbarchi in Europa, altrimenti Schengen è a rischio”. Qui si parla di “una sfida non solo per un singolo Stato membro, ma per l’Europa nel suo insieme”. Un po’ meno categorico, ma, di certo si va nella direzione giusta. Metà del testo, però (e qui si vede chiaramente la manina maliziosa di Emmanuel Macron è dedicato a ricordare a tutti che la questione era già stata affrontata nel 2015 (per l’Italia dal governo Gentiloni-Minniti) con una serie di misure che hanno ridotto gli ingressi illegali del 95% rispetto al picco dell’ottobre 2015. E’ quello che Macron ha ricordato spesso nei giorni scorsi: italiani e tedeschi fanno casino sul tema dei migranti per motivi di politica interna. E pare di vedere, Conte chiedere l’introduzione dell’ultima riga sul rilevamento di nuovi flussi…
PAREGGIO: X (1 PUNTO)

2) Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
Punto breve e chiaro. Nel merito si dà ragione all’Italia: ma nessuno ha mai detto di voler tornare a flussi incontrollati che, tra l’altro, in base al punto uno, non ci sono più dal 2015. Comunque, vince Conte
VITTORIA: 1 (3 PUNTI)

3) Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati. L’Ue continuerà a sostenere l’Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiera meridionale, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario. Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.
Si dice che l’Europa “continuerà a sostenere l’Italia”. Quindi, nessuno ammette che l’Italia è stata lasciata sola. Si ammette che alcune altre cose vanno “rafforzate” ma si tratta di questioni che riguardano più l’UNHCR e l’Oim che il nostro governo. Sulle operazioni della Guardia Costiera libica ci sarà da ridere (o da piangere). E’ comunque un punto buono per l’Italia.
VITTORIA: 1 (3 PUNTI)

4) Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo orientale, sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente l’accordo Ue-Turchia, prevenire nuovi attraversamenti dalla Turchia e fermare i flussi. L’accordo Ue-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri. Sono necessari ulteriori sforzi per assicurare rapidi ritorni e prevenire lo sviluppo di nuove rotte marittime o terrestri. La cooperazione e il sostegno a favore dei partner nella regione dei Balcani occidentali rimangono fondamentali per scambiare informazioni sui flussi migratori, prevenire l’immigrazione illegale, aumentare le capacità di protezione delle frontiere e migliorare le procedure di rimpatrio e di riammissione. Alla luce del recente aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, l’Ue sosterrà, finanziariamente e in altro modo, tutti gli sforzi degli Stati membri, in particolare della Spagna e dei paesi di origine e di transito, in particolare il Marocco, per prevenire l’immigrazione illegale.
E’ un punto che non riguarda l’Italia e sul quale Conte non aveva particolari aspettative. Quindi: un pareggio.
PAREGGIO: X (1 PUNTO)

5) Per spezzare definitivamente il modello di business dei contrabbandieri, evitando così tragiche perdite di vite umane, è necessario eliminare l’incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Ciò richiede un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per lo sbarco di coloro che sono salvati nelle operazioni di ricerca e salvataggio. In tale contesto, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esplorare rapidamente la possibilità di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati nonché con l’UNHCR e l’OIM. Tali piattaforme dovrebbero operare distinguendo le singole situazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore di attrazione.
Altro punto su cui il governo Conte-Salvini c’entra poco. Nel senso che già il governo Gentiloni-Minniti si spese e lavorò sulla questione e che UNHCR e OIM si stanno dando molto da fare (e con un certo successo) in Niger e altri Paesi a Sud della Libia. Le piattaforme di sbarco regionali sono un terreno di “esplorazione” che il Consiglio europeo affida a Consiglio e Commissione. Il che vuol dire, che, per lungo tempo continueranno a occuparsene UNHCR e OIM sperando che arrivino presto aiuti più consistenti.
PAREGGIO: X (1 PUNTO)

6) Sul territorio dell’UE, coloro che vengono salvati, secondo il diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria, dove un processo di identificazione rapido e sicuro consentirebbe, con pieno sostegno dell’Ue, di distinguere tra migranti irregolari, che saranno rimpatriati, e quelli che necessitano di protezione internazionale, per i quali si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria, fatta salva la riforma di Dublino.
Qui proprio non ci siamo. Il documento di Conte diceva che “Occorrono centri di accoglienza in più Paesi europei per salvaguardare i diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento”. Nel punto c’è un condizionale (“dovrebbero essere presi in carico”) che è al massimo un auspicio e, soprattutto, c’è l’affermazione che i centri verranno istituiti solo “su base volontaria ”. Ora, data la situazione politica e la brutta abitudine dei politici di lisciare il pelo alle peggiori istanze della pancia della gente, vorremmo vedere chi sarà il primo premier abbastanza matto da istituire nel suo territorio (magari lontano dagli sbarchi) un centro di accoglienza. E se lo istituisse, poniamo, la Lettonia, chi ce li porta fino a là i migranti sbarcati sulle nostre coste? Quel “fatta salva la riforma di Dublino”, poi è molto meno di quello che Conte scriveva nel suo punto numero 4: “Superare Dublino. Nato per altri scopi (i rifugiati, ndr) è ormai insufficiente”. La questione, come vedremo, torna nel punto 12, ma con toni e cogenza molto blandi. A tutto questo si è aggiunta la dichiarazione di Macron di questa mattina secondo cui gli hotspot si faranno solo nei Paesi di prima accoglienza: Italia, Grecia, Spagna.
SCONFITTA: 2 (0 PUNTI)

7) Il Consiglio europeo conviene di avviare la seconda tranche dello strumento per i rifugiati in Turchia e, allo stesso tempo, di trasferire 500 milioni di euro dalla riserva dell’11° FES al Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa. Gli Stati membri sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa in vista del suo riassetto.
Punto a favore di Conte che, nel suo elenco, citava il Trust Fund Ue-Africa. C’è un invito ai Paesi Ue a sborsare i soldi per riassettarlo, ma c’è almeno la decisione di metterci subito 500 milioni. Stanotte a Bruxelles, si diceva che questo era un “contentino” per Conte. Comunque… meglio che niente.
VITTORIA: 1 (3 PUNTI)

8)Affrontare il problema della migrazione richiede una partnership con l’Africa che miri ad una sostanziale trasformazione socioeconomica del continente africano, basandosi sui principi e gli obiettivi definiti dai paesi africani nell’Agenda 2063. L’Unione europea e i suoi Stati membri deve raccogliere questa sfida. Dobbiamo aumentare la portata e l’uguaglianza della nostra cooperazione con l’Africa ad un nuovo livello. Ciò richiederà non solo maggiori finanziamenti per lo sviluppo, ma anche passi verso la creazione di un nuovo scenario che consenta un aumento sostanziale degli investimenti privati ​​da parte sia degli africani che degli europei. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta all’istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all’innovazione, al buon governo e all’emancipazione delle donne. L’Africa è il nostro vicino di casa e questo deve tradursi in maggiori scambi e contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l’Unione europea e l’Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo chiede di svilupparlo e promuoverlo ulteriormente.
Qui siamo alle affermazioni di principio (tutte giuste e condivisibili) che fanno da tempo parte di qualsiasi documento europeo sul tema. Con la questione dei migranti come l’ha agitata Salvini in queste settimane, c’entra poco perché il lavoro sull’Africa occuperà decenni e forse non basteranno. Intanto, generazioni di giovani africani continueranno a vivere con il miraggio dell’Europa. Se è una vittoria, purtroppo conta poco.
VITTORIA: 1 (3 PUNTI)
 

9) Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, il Consiglio europeo sottolinea la necessità di strumenti flessibili, che permettano uno stanziamento rapido, per combattere l’immigrazione clandestina. La sicurezza interna, la gestione integrata delle frontiere, i fondi per l’asilo e la migrazione dovrebbero pertanto includere componenti dedicati e significativi per la gestione della migrazione esterna.
Qui il Consiglio europeo “sottolinea la necessità”. Ossia, poco più di nulla. L’accenno alla “gestione integrata delle frontiere”, in questo contesto, è un mero auspicio. PAREGGIO: X (1 PUNTO)
 

10) Il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri garantiscano un controllo efficace delle frontiere esterne dell’Ue con il sostegno finanziario e materiale dell’Ue. Sottolinea inoltre la necessità di intensificare in modo significativo l’effettivo rientro dei migranti irregolari. Sotto entrambi gli aspetti, il ruolo di sostegno di Frontex, anche nella cooperazione con i paesi terzi, dovrebbe essere ulteriormente rafforzato attraverso maggiori risorse e un mandato rafforzato. Accoglie con favore l’intenzione della Commissione di presentare proposte legislative per una politica europea di rimpatrio più efficace e coerente.
La questione del rientro a casa loro dei migranti irregolari è una delle più difficili e complesse. Salvini, in termini di propaganda, l’ha semplificata molto. Ma rimandare a casa i circa 500 mila migranti irregolari non aventi diritto d’asilo che oggi vivono sul territorio italiano, è cosa tutt’altro che semplice. Qualcuno (il quotidiano L’Avvenire) ha provato a fare due conti. E’ venuto fuori che per rimandare a casa un migrante (tra pratiche di accertamento del suo non avere diritto, accertamento del Paese di origine, accertamento del fatto che se lo rimandi a casa non verrà ucciso o buttato in prigione, mantenimento e viaggio) ballerebbero circa 5.800 euro a migrante per un totale di circa tre miliardi di euro (quasi una manovrina) e circa 83 anni per completare l’operazione. In questo punto non c’è nulla che aiuti a dipanare la matassa.
SCONFITTA: 2 (0 PUNTI)
 

11)Per quanto riguarda la situazione interna all’Ue, i movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l’integrità del sistema europeo comune di asilo e del trattato Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra loro a tal fine. 
Era l’unico punto che interessava alla Germania e la signora Merkel l’ha portato a casa senza tante storie. Ma per l’Italia potrebbe essere una bella complicazione. E viene da dire, che se avessimo agitato un po’ meno il tema dei migranti (o con toni meno bellicosi) magari il ministro degli Interni tedesco.
SCONFITTA 2 (0 PUNTI)
 

12) Per quanto riguarda la riforma per un nuovo regime europeo comune in materia di asilo, sono stati compiuti molti progressi grazie agli sforzi instancabili delle presidenze bulgare e precedenti. Diversi punti sono vicini alla finalizzazione. È necessario trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base dell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate in seguito a operazioni di ricerca e salvataggio. Ulteriore esame è richiesto anche per la proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all’intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concludere quanto prima. Ci sarà una relazione sui progressi durante il Consiglio europeo di ottobre.
Per Conte, come già notato, il superamento di Dublino era una questione importantissima e occupava il punto 4 del suo elenco. Il premier diceva (giustamente) che oggi il sistema è fondato su un paradosso: i diritti di asilo e le relative “protezioni” vengono concessi solo a chi riesce ad arrivare nonimporta come. E’ come se a decidere chi ha diritto, fossero gli scafisti. Questo è in effetti inaccettabile e a questo tema si collega direttamente a quello della gestione degli arrivi (accoglienza, controlli che durano mesi ecc.) che non possono essere “appaltati” semplicemente al Paesi di sbarco (principio base di Dublino). Da qui l’idea di una maggiore condivisione , dei centri di accoglienza negli altri Paesi, delle quote obbligatorie dei rifugiati e del controllo su quelle dei migrfanti economici. Tutte cose che nel punto 12 non ci sono. Senza contare che già sappiamo che la riforma del regolamento di Dublino sarà osteggiata fino alla morte dai Paesi di Visegràd (Ungheria, Slovacchia, Polonia e Rep. Ceca) che non accetteranno mai di prendersi quote di migranti di qualsiasi tipo.
SCONFITTA: 2 (0 PUNTI)

 

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