La lunga notte di Bruxelles: Merkel sfatta s’appoggia al premier finlandese

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Una notte così, all’Europa Building, non la ricordavano da anni. Volti sfatti, barbe lunghe, camicie stropicciate, cravatte allentate fino alle ginocchia, trucchi sbavati e la cancelliera Merkel che, all’alba, deve trovare il sostegno del collega finlandese perché non ce la fa proprio più. Una lunga, lunghissima notte, sì. A un certo punto, qualcuno cita un drammatico vertice sull’accordo con la Grecia, nel luglio 2015. Allora le trattative durarono circa 17 ore: stavolta, ‘solo’ 14 e mezzo. Resta il fatto che all’Europa Building il tema dei migranti diventa il punto centrale su cui l’Unione si confronta e si scontra.

L’Italia lo aveva detto e mantiene la promessa, prende in ostaggio le conclusioni del vertice – che aveva all’ordine del giorno temi non esattamente secondari, come lavoro, crescita, sicurezza e difesa, innovazione, commercio – e costringe tutti a portare avanti la discussione a oltranza, fino all’accordo, per non tornare a casa senza risultati su nulla. ‘O tutto o niente’, tiene duro l’Italia, costringendo Tusk e Juncker ad annullare la conferenza stampa sulla prima parte delle conclusioni e dunque la cena di lavoro iniziata intorno alle 19.30 di giovedì, in cui si doveva parlare di migranti per poi passare ad altro, diventa un lunghissimo braccio di ferro su un documento scritto e riscritto più volte, cesellando parola per parola.

A permettere la mediazione è il ruolo del presidente francese, Emmanuel Macron. Proprio lui, quello del ‘populismo come la lebbra’, perde la pazienza con Conte: “Non ci si comporta così!”, sbotta al tavolo dei leader, quando l’Italia ha di fatto stravolto l’ordine dei lavori, bloccando le conclusioni della prima sessione di lavoro. Un attacco frontale – e inusuale nel contesto dei 28 – cui il premier risponde con la massima calma, “sono un avvocato e so che se un documento ha un numero di protocollo quel documento si discute e si approva tutto, non a pezzi”. Sbigottimento in sala… “Ho fatto il saldatore industriale per tanti anni prima di entrare in politica e posso dire che il presidente Macron non ha torto”, ironizza lo svedese Stefan Löfven.

L’accordo sembra lontanissimo. Ma poi l’intesa iniziata con l’incontro al Pincio, che ha portato alla soluzione del caso Acquarius, consente a Macron e Conte di sedersi al tavolo. Hotspot chiusi solo in Italia, fanno trapelare fonti francesi. Assolutamente no, ribattono gli italiani. Un lavoro che si sblocca con una proposta ‘condivisa’ che in cui convergono le richieste italiane di ‘solidarietà’ della gestione del problema migranti e quella franco-tedesca di hotspot chiusi nei paesi Ue. Solo su base volontaria, è stato il punto fondamentale per il semaforo verde. Il testo italo-francese viene servito insieme alla cena e scritto e riscritto – Tusk porta al tavolo altre due bozze, con il passare delle ore – mentre le delegazioni compaiono sempre più sporadicamente in una sala stampa che si svuota con il passare delle ore per raccontare ai giornalisti che “si tratta, la discussione è lunga”, che si sta cercando di coinvolgere il maggior numero di Paesi possibili nell’accordo, che Visengrad e una manciata di altri leader stanno facendo resistenza.

Tra tutti, gli italiani sono i più richiesti. Quando il portavoce del presidente del Consiglio Rocco Casalino compare in sala stampa spiegando che c’è un testo su cui l’Italia può dare l’ok, ma la trattativa è ancora in corso e delicata, tutti accorrono intorno a lui, desiderosi di sapere, gli fanno domande, lui risponde in tedesco, in inglese, in spagnolo. “Cosa succede?”, chiedono i colleghi stranieri ai giornalisti italiani, ansiosi di capire se a un certo punto ci sarà un accordo, quali sono le intenzioni del governo gialloverde. Le ore passano, i telefoni iniziano a squillare a vuoto e la sala stampa è sempre più vuota. Al bar del Justus Lipsius è un susseguirsi di caffè, acqua, merendine, qualcuno si arrende e si addormenta su tre sedie, sulle scrivanie, nelle salette dei briefing. Alle 4.34 una notifica di Twitter viene accolta con euforia e più di un sospiro di sollievo: è Donald Tusk, dice che i leader hanno trovato l’accordo sulle conclusioni, migranti inclusi. Ai doorstep leader e giornalisti hanno i volti provatissimi dalla lunga giornata, “vi abbiamo fatto fare tardi, buon lavoro”, è il saluto di Conte.

Fuori il sole è già sorto, ma le luci possono finalmente abbassarsi per qualche ora, prima di riprendere i lavori.

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