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Banca Etruria, tribunale annulla sanzioni: “Consob sapeva da fine 2013”

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La Consob era a conoscenza fin da dicembre 2013 della situazione “ben più compromessa” in cui si trovava Banca Etruria, grazie alle informazioni ricevute “direttamente da Banca d’Italia” con una nota del 24 luglio 2012, a differenza di quanto sostenuto dall’Autorità di vigilanza.

È quanto emerge dalle motivazioni depositate ieri della sentenza della Corte di Appello di Firenze, presieduta dal giudice Edoardo Monti e di cui è stato relatore il magistrato Domenico Paparo. Decisione con cui la Corte ha annullato parte delle sanzioni, pari a 2,8 milioni di euro, inflitte lo scorso anno dalla Consob agli ex sindaci e amministratori di Banca Etruria per le supposte mancanze informative contenute nel prospetto relativo all’aumento di capitale effettuato nel 2013 per rafforzare il patrimonio dell’istituto. Secondo la Corte gli elementi informativi forniti da Bankitalia alla Consob avrebbero delineato una situazione tale “da fornire gli elementi conoscitivi necessari e sufficienti per iniziare la verifica ispettiva di spettanza della Consob, che invece è iniziata due anni più tardi (solo dopo la risoluzione della banca, evento che ha avuto notevole clamore mediatico)”.

“In sostanza – si legge nelle motivazioni – essendo Consob venuta a sapere da Banca d’Italia il 6 dicembre 2013 che Banca Etruria era sull’orlo del commissariamento a meno che non si fondesse con una banca più grande, delle due l’una: o si riteneva (o quantomeno si sospettava) che il prospetto pubblicato pochi mesi prima non avesse dato contezza di ciò e quindi sarebbe stato falso e fuorviante (come in effetti Consob è venuta a contestare a ottobre del 2016), ma allora Consob doveva cominciare subito l’indagine; oppure – proseguono i giudici – si accertava che il prospetto aveva rappresentato correttamente al pubblico degli investitori la situazione economica dalla banca emittente, ma allora non si poteva irrogare alcuna sanzione”.

 

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